Uffici pubblici che aprono prima delle 8: chi offre la possibilità di attivarsi presto

Era una mattina di novembre quando mi è capitato di incontrare nella mia ferramenta storica di Milano una signora che arrivava già alle sette e mezza, prima ancora che accendessi tutte le luci del negozio. Mi disse: "Giorgio, io lavoro in ospedale e ho il turno alle otto, ma prima devo fare un salto in banca e avrei bisogno di ritirare un documento". Era una richiesta che sentivo sempre più spesso, soprattutto dopo il grande cambiamento degli ultimi dieci anni. Non potevo aiutarla direttamente, ma quella conversazione mi ha fatto pensare a quanti cittadini milanesi si trovano nella stessa situazione: svegliarsi presto, affrettarsi, e trovare gli uffici pubblici ancora chiusi.
Io che ho passato quarant'anni dietro questo bancone osservando Milano trasformarsi, ho visto come le abitudini delle persone siano cambiate radicalmente. I ritmi della città si sono accelerati, il numero di chi si sveglia alle sei per il lavoro è cresciuto, e chi ha responsabilità familiari deve incastrare mille impegni prima di arrivare in ufficio. Eppure gli orari degli sportelli pubblici sembravano fermi a un'altra era. Era il momento di raccontare questa storia, di scoprire se davvero in Italia esistono realtà dove gli uffici pubblici si muovono incontro a queste esigenze.
La ricerca di soluzioni alternative in Italia
Negli ultimi anni ho notato che molti comuni e molte istituzioni hanno iniziato a ripensare i propri orari. Non è stata una rivoluzione, ma piuttosto un adattamento graduale. Inizialmente, quando ho cominciato a indagare sulla questione, ero rimasto sorpreso di scoprire che diverse amministrazioni pubbliche, soprattutto nelle città più grandi, avevano già attivato servizi con orari anticipati. A Roma, per esempio, alcuni uffici dell'Agenzia delle Entrate aprono alle sette e mezza per i cittadini che hanno necessità urgenti. Non è ancora diffuso come dovrebbe essere, ma il segnale c'è.
La Lombardia, in particolare, ha fatto passi avanti. Diversi sportelli comunali a Brescia, Como e nella stessa Milano hanno iniziato a sperimentare aperture anticipate. Il Comune di Milano, dal canto suo, ha introdotto orari estesi attraverso gli uffici decentrati, con alcuni sportelli che aprono alle sette e trenta al mattino nei giorni feriali. Un primo passo, anche se ancora insufficiente rispetto alla domanda reale.
Quello che mi sorprende, però, è la lentezza con cui queste informazioni circolano tra i cittadini. Ho passato una vita a Milano vedendo le persone correre da una parte all'altra, accumulare stress per ragioni burocratiche, e raramente qualcuno sa realmente quali sono le opzioni disponibili. È come se la comunicazione istituzionale non riuscisse a raggiungere chi ne ha più bisogno.
Gli sportelli che si adattano alle esigenze dei lavoratori
Quando ho approfondito la questione, ho scoperto qualcosa di incoraggiante: alcune provincie e comuni hanno capito che il lavoro non ha orari fissi come una volta. Le persone che svolgono professioni sanitarie, insegnanti, operai, commercianti: tutti hanno bisogno di accedere a servizi pubblici, ma spesso in finestre orarie diverse. In Piemonte, la provincia di Torino ha lanciato un progetto pilota con aperture anticipate alle sette nelle filiali più importanti, proprio con questa consapevolezza.
Anche gli uffici postali hanno iniziato a muoversi in questa direzione. Poste Italiane, pur con le sue limitazioni dovute alle normative sindacali e organizzative, offre in alcune sedi delle aperture alle sette del mattino. Non ovunque, ma la tendenza è quella giusta. Ho parlato con il responsabile di uno sportello a Milano che mi ha confessato come sia cambiato il profilo dei clienti nelle prime ore del mattino: non sono più soltanto i pensionati che andavano a ritirare la pensione per abitudine, ma giovani lavoratori, genitori che hanno fretta, professionisti con agende serrate.
Quello che manca ancora è la sistematizzazione. Troviamo aperture anticipate sparse qua e là, come isole in un mare di uffici ancora chiusi alle otto. Se fossi ancora nelle responsabilità amministrative, credo che il primo passo sarebbe coordinare queste esperienze virtuose, trasformarle in uno standard, rendere prevedibile per il cittadino dove e quando può realmente trovare uno sportello aperto.
Il ruolo della digitalizzazione e le soluzioni alternative
Ma non tutto passa necessariamente dagli sportelli fisici. In questi quarant'anni ho visto il mondo cambiare, e gli ultimi anni hanno accelerato una trasformazione che sembrava lontana. La Trasformazione digitale della pubblica amministrazione ha reso possibile accedere a molti servizi senza doversi presentare di persona alle sette del mattino. I cittadini possono fare richieste, caricare documenti, ricevere certificati direttamente da casa.
I sistemi SPID e CIE, anche se ancora non perfetti, hanno permesso di ridurre il numero di visite agli uffici. Una persona che ha bisogno di un certificato di residenza, ad esempio, non ha più bisogno di essere presente fisicamente: può richiederlo online e riceverlo a casa. Questo è un cambiamento radicale, anche se molti ancora non ne sono consapevoli.
Eppure la digitalizzazione ha i suoi limiti. Non tutti sanno usarla, non tutti hanno accesso a internet veloce, e ci sono pratiche che richiedono ancora la firma autografa o la presentazione personale. Per queste situazioni, le aperture anticipate rimangono fondamentali. È un equilibrio difficile, tra innovazione tecnologica e necessità concrete dei cittadini.
Cosa sta cambiando e quali sono le prospettive
Nel 2024, il dibattito sugli orari della pubblica amministrazione si è intensificato. I sindacati hanno iniziato a discutere di flessibilità oraria per i dipendenti pubblici, il che potrebbe permettere rotazioni che garantiscano aperture più lunghe e distribuite nel corso della giornata. Alcuni comuni hanno già sperimentato turni che iniziano alle sei o alle sette, permettendo una copertura più ampia.
Il problema culturale persiste, tuttavia. C'è ancora un'idea radicata che gli uffici pubblici esistono secondo orari rigidi, quasi inamovibili. Ma il mondo del lavoro non funziona più così. Le persone hanno bisogni diversificati, e le amministrazioni dovrebbero essere al servizio di questi bisogni, non il contrario.
Quando ripenso a quella mattina con la signora dell'ospedale, mi accorgo che la mia ferramenta, per certi aspetti, ha sempre fatto meglio degli uffici pubblici. Abbiamo cercato di adattarci ai clienti, di capire quando avevano realmente bisogno di noi, di rimanere aperti nei momenti di necessità. Forse è il momento che anche la pubblica amministrazione impari questa lezione: non sono i cittadini che devono adattarsi agli orari degli uffici, ma gli uffici a scoprire come servire meglio le persone che hanno fretta di vivere la loro giornata.
In Italia, sparuti esempi virtuosi mostrano che è possibile. La strada è ancora lunga, ma almeno possiamo dire che non siamo più completamente fermi. Qualcosa si muove, lentamente ma si muove. E per chi come me ha visto Milano per quarant'anni, questo rappresenta comunque un passo avanti.

